Reportage di Zeugidi
La città in cui vivo è Roma. Di recente mi è capitato di riflettere sul perché a volte questa metropoli, capitale dello stato italiano, diventa caotica, trafficata, disorganizzata, ed ho ritenuto opportuno ricercare qualche informazione in più che rispondesse ai miei quesiti. Ho scelto di elencare soltanto dei dati rappresentativi che ogni cittadino può visionare in rete e riservarmi dal rilasciare commenti ponendo in prima luce, solamente, le indagini. (Voglio essere molto schematico perché la disamina è densa e articolata e riempirla di parole ad effetto o figure retoriche, a mio avviso, rischierebbe soltanto di allontanare l’attenzione dalle tematiche che mi appresto ad evidenziare).
La politica del comune di Roma
L’andamento della politica comunale dipende da tre principali fattori, capisaldi della mia inchiesta: la valutazione della crescita economica, i fattori che influenzano tale crescita e l’impatto che le strategie economiche producono sui cittadini.
La valutazione della crescita economica (secondo il rapporto 2006 sull’economia romana)
• L’economia romana, che vive una fase di grande dinamismo, cresce a ritmi maggiori di quella italiana
• Maggiore occupazione
• Più imprese
Nel 2005 la crescita rispetto al 2004 è stata dello 0.6 %, contro un indice nazionale pari a zero.
Nel quinquennio 2000-2005 la media romana di crescita ha registrato un aumento dell’ 1.6% contro un indice nazionale +0.9%. I fattori di crescita di città italiane generalmente più produttive come Milano (0%) e Torino (-0.2%), invece, registrano al confronto, dei tassi nulli o negativi.
Le imprese
• Circa 30 000 imprese in più rispetto al 2004
• Aumento di società di capitale ( maggiore solidità finanziaria)
• Sviluppo di editoria stampa, audiovisivi, materiale elettronico e ricerca ( ambiti strategici per l’economia attuale)
Il lavoro
• 1.086.000 addetti. Tasso d’occupazione del 62,4% (contro il 57,4%)
• Occupazione femminile sale dalle 480.000 alle 500.000 unità
• 77.000 novi occupati nel 2005 (29,5% ha un contratto a termine contro il 34,6% della media nazionale)
Il prodotto interno lordo (fonte: elaborazione Censis sui dati unioncamere)
• Nel quinquennio 2000 -2005, il Pil è stato stimato stimato al 6,7% a fronte di un 1,4% a livello nazionale.
• L’incidenza sul Pil nazione è passato dal 6,3% del 2001, al 6,7% 2005
• La ricchezza prodotta dal solo comune di Roma nel 2005 è stata di 94,4 miliardi di euro (paesi dell’Unione Europea come l’Ungheria che ha un Pil di 81,1 miliardi stimato in tutto l’anno 2004, e Repubblica Ceca 86,8 miliardi hanno un Pil minore)
I fattori che influenzano tale crescita possono essere schematicamente inglobati i 3 categorie: Rendita fondiaria, terziario e turismo.
La rendita fondiaria
• Lo stato italiano staziona agli ultimi posti in Europa per investimenti in edilizia sociale.
• La politica romana (e nazionale) è incapace di sottrarsi alla forza di persuasione del mondo dell’edilizia e della valorizzazione immobiliare, al quale si deve la crescita dell’economia romana.
• Il Governo Prodi si propone di una legge quadro per “evitare il consumo di nuovo territorio senza aver prima verificato tutte le possibilità di recupero, di riutilizzazione e di sostituzione”.
• Al confronto, in Europa si assiste ad un maggiore impegno pubblico per la qualità sociale.
• La Germania, la Gran Bretagna, la Francia stanno attuando da anni politiche di rigoroso contenimento delle espansioni.
Cosa crea la rendita fondiaria? Prezzi elevati, dissipazione del territorio e problemi di mobilità.
Conseguenze della rendita fondiaria
• Secondo Ance in 8 anni i prezzi delle abitazioni sono raddoppiati (affitti con un aumento massimo che tocca il 150% ).
• Agro romano a rischio (documento fatto da archeologi e architetti della sovrintendenza)
• Nel 2000 l’estensione urbana ha toccato i 62.000 ettari su un totale di 129.000. Ne restano 68.000, il 52% del territorio
• La popolazione di Roma (178.000 persone) abbandona la città. (Nel periodo compreso tra i censimenti del 1991 al 2001).
• La fuga avviene fuori l’anello o nei comuni limitrofi. (Sono 20.000 gli ettari occupati da chi abbandona la città).
• Il nuovo piano regolatore, in un tentativo di recupero, prevede 70 milioni di metri cubi di edifici per ospitare 400.000 abitanti.
Mobilità
• La proliferazione urbana (documento dell’UE del 2004) aumenta la necessità di spostamento e la dipendenza dal trasporto privato, che a sua volta provoca una maggiore congestione del traffico, un più elevato consumo di energia e l’aumento delle emissioni inquinanti.
• Aumenta la quantità di persone che dalle periferie e dai comuni della provincia si reca a lavorare nella capitale.
• Il cittadino è sempre stato orientato a scegliere un tipo di trasporto su gomma. A Roma ci sono 893 auto per 1000 abitanti (un confronto con Madrid: 450 su 1000, con Vienna: 380 su 1000).
• Nel nuovo piano regolatore c’è l’intenzione di invertire la tendenza impostando politiche di intensificazione dei trasporti su ferro ( Sono, ormai, in opera i cantieri per la realizzazione della linea C di metropolitana e per l’ampliamento della linea B; in più, sono in via di approvazione i prolungamenti e il rafforzamento di molte linee regionali che conducono in città)
Settore commerciale
• Nello studio Roma e la sua struttura produttiva si legge che nel settore commerciale e del turismo si è verificata in dieci anni una crescita di occupazione di 70 mila unità.
• Nel 1987 c’erano in tutta l’Italia 40 centri commerciali con superficie superiore a cinquemila metri quadrati. Nel 2005 sono diventati 430 e occupano una superficie di 7 milioni di metri quadrati.
• Anche Roma ha visto sorgere un elevato numero di grandi strutture commerciali dei colossi internazionali (McDonalds, Carrefour, Auchan, Coop, Lidl e altri gruppi minori). Nella distribuzione merceologica di settore hanno aperto sedi Ikea, Castorama ed altri.
• Tutte la periferie sono state riempite di medi e grandi supermercati.
• Anche nell’area metropolitana sono stati aperti due grandi città del consumo (Valmontone e Castel romano). Tre ne apriranno a breve (Lunghezza, Civitavecchia e Sant’Oreste)
• Per ogni apertura di medie e grandi superfici di vendita scompaiono almeno 70 piccole botteghe.
Turismo
• Il principale fattore della crescita economica della città è il turismo.
• Il numero di posti letto in alberghi a Roma ha raggiunto nel 2002 la cifra di 93 mila. 42 mila (44%) solo nel centro storico.
• Con il Giubileo del 2000 c’è stata la svolta per la ristrutturazione del settore. Oltre al consolidamento dei maggiori gruppi italiani e internazionali (Jolly, Hilton) sono arrivati grandi catene internazionali (Marriott, Sol Melià).
• L’enorme offerta turistica già esistente nel centro antico è considerata ancora insufficiente. Sono in corso d’opera progetti per la riutilizzazione di edifici a piazza Nicosia, alle spalle di piazza Navona e la ricostruzione di un edificio sul Gianicolo, a due passi dal Vaticano.
• Anche l’amministrazione comunale promuove l’insediamento di nuovi alberghi in centro.
• Le statistiche ufficiali del 2006 parlano di circa 30 milioni di presenze turistiche in strutture alberghiere, residence, campeggi.
• Gli abitanti del centro storico che vivono nella parte investita dal turismo intensivo sono meno di 50 mila. Il numero dei turisti giornalieri supera di due volte il numero dei residenti in quelle zone
Con l’elencazione di un gran numero di dati e statistiche reali (raccolti da fonti qualificate) voglio porre all’attenzione di voi utenti la linea adottata dal comune di Roma in questi ultimi anni. Soltanto un dibattito o la pubblicazione di altri articoli o saggi può stabilire se giusta o sbagliata…
sarebbe interessante sapere quanto la “crescita” sia drogata dai sussidi e dagli appalti statali
Da: lopippo su 4 novembre, 2007
alle 11:14 am
sarebbe interessante sapere quanto l’incremento del pil di roma sia dovuto alla possibilita’del suo sindaco ed enti vari di investire risorse ingiustamente drenate dal resto del paese dovute a leggi temporanee divenute definitive (vedi giuileo!!!)o speciali(vedi roma capitale)che non esistono per altre capitali europee;infatti non conosciamo leggi ad oc per ‘parigi o londra capitale’.I sindaci della capitale hanno sempre fatto miracoli con le risorse succhiate ad altri!!!Questo e’ cio’ che pensa gran parte della popolazione italiana,credetemi
Da: rossana su 10 marzo, 2008
alle 5:54 pm
Si certo. Partendo dal presupposto che il mio articolo riporta una serie di dati e indicazioni ufficiali (cito spesso fonti di centri di statistica), ho cercato tra le righe di non far trapelare opinioni personali, di staccarmi da una visione strettamente politica, dando voce soltanto alle stime riguardo economia, turismo, ecc, a dei dati di fatto, insomma.
Tali fonti raccontano di uno sviluppo economico di Roma. E’ pur ovvio, come lei dice, Rossana, che spesso una miglioria economica può essere strettamente legata ad un flusso di liquidità, che in questo caso un ente, riceve come sussidio dallo Stato.
Ma è anche vero che le leggi create a tavolino, come quella per “Roma Capitale” puossono diventare dei modi atti a garantire, ad esempio, uno sviluppo di infrastrutture. Roma, al contrario delle altre grandi capitali europee, non ha una efficiente linea metropolitana. E per garanire uno sviluppo in tal senso non bastano le opinioni dei giornalisti. Serve denaro.
Sono, poi, convinto che quei fondi di capitale passano per una moltitudine di mani e chissà se alle società preposte alla costruzione della metro C arrivanto tutti i soldi pattuiti in principio…. Penso proprio di no.
Però concludo dicendo che, pur non essendo “eticamente” giusto, in una visione di mercato prettamente liberale e non protezionista, che un fondo di capitale venga immesso in queste società create a tavolino e che i sindaci “si facciano belli con i soldi altrui”, sono maggiormente in sintonia con questo tipo di iniziative piuttosto che sapere che lo Stato sistematicamente fornisce ai cda di grosse aziende come la Fiat, le aziende petrolifere ecc, ingenti fondi di denaro, e che proprio grazie a tali aiutii, evitano clamorosi fallimenti (vedere Telecom, Alitalia e tanti altri). Per queste assurde procedure, che spesso hanno portato addirittura ai fallimenti delle società e al mancato risarcimento dei piccoli azionisti, si parla di giri milioni di euro e di favoritismi nei confronti di grossi personaggi. Per Roma capitale invece si cerca di apportare dei tentativi di sviluppo economico-sociale. A mio avviso, bisogna ben distinguere i sussidi statali verso pubbliche amministrazione da quelli verso privati. Sono due procedure completamente diverse, sia nelle modalità , sia, si spera, negli scopi.
Da: zeugidi su 13 marzo, 2008
alle 12:13 am
se permetti però i contribuenti hanno tutto il diritto di farsi girare le scatole se vedono i loro soldi presi coattamente con tasse e imposte e poi sprecati
ad esempio pagare la tassa sui rifiuti a napoli è una cosa tragicomica
e così per roma, illuminiamo il colosseo ma laciamo molte strade al buio; per non parlare dell’energia letteralmente sprecata da tutti i lampioni che restano accesi ben oltre l’alba (anche fino a mezzogiorno, in estate…)
Da: lopippo su 16 marzo, 2008
alle 12:04 pm
Mi dite perchè lo stato paga circa 3 volte di più un cittadino milanese o napoletano che uno romano??
Mi dite perchè Roma è la capitale europea con meno sovvenzioni statali??
grazie non trovo le risposte sul web
Da: ciccio su 4 ottobre, 2008
alle 2:25 pm
sarebbe un buon punto di partenza poter controllare le fonti di quello che affermi
Da: lopippo su 5 ottobre, 2008
alle 11:56 am
Rispondo all’utente “Ciccio” riguardo la sua richiesta.
Secondo quanto afferma il sindaco di Milano Letizia Moratti, “ll Comune di Milano è quello che fa pagare meno tasse ai suoi cittadini per i servizi alla persona: dalle tariffe di acqua, luce e gas ai servizi sociali. Addizionale Irpef: mai applicata. Questo è possibile perché – unico caso in Italia – le società partecipate dal Comune di Milano sono in pareggio o in attivo nei conti e nella gestione. Per i servizi erogati dal Comune, i contribuenti milanesi pagano molto meno dei contribuenti di Torino, Roma e Napoli.”
Ecco le cifre, in centinaia di euro, pagate pro capite dai cittadini: a Milano 372 euro/anno, a Torino 435, a Roma 516, a Napoli 617. I Milanesi pagano allo Stato ogni anno quasi 6 Miliardi di euro. Di essi, solo 834 milioni tornano a Milano dallo Stato.
Ecco la classifica dei contributi diretti dello Stato ai cittadini delle grandi città italiane: al cittadino milanese 150 euro/anno, al cittadino romano 353 euro/anno, al cittadino torinese 381 euro/anno, al cittadino napoletano 606 euro/anno.
Quindi l’affermazione “lo stato paga tre volte di più un cittadiono milanese piuttosto che uno romano” non è vera perchè un cittadino romano riceve dallo stato più del doppio di quello che riceve uno milanese. I milanesi pagano, senz’altro, di meno… ma dallo Stato ricevono poco in relazione a quanto ad esso inviano.
E il motivo per cui i cittadini romani pagano di più è semplice:il Comune di Milano ha 4 aziende municipalizzate e tutte in attivo mentre Roma ne ha 88 (22 volte tanto!) con altrettanti Presidenti, Consigli, Direttori Generali e via dicendo! Nessuna delle 88 è in attivo.
(Tra l’altro la Regione Lombardia ha il minor rapporto assoluto tra dipendenti e popolazione regionale, e questo incide sulla spesa di un’ente pubblico, spesa che di riflesso grava sui cittatdini della regione costretti a pagare di più se i dipendenti dell’ente pubblico sono in sovrannumero. Ecco perchè a Milano pagano di meno, ma dei sei miliardi che inviano allo stato ne rientrano solo 834 milioni circa il 14…dico 14… percento)
Per la richiesta di delucidazioni sul tema “Roma è la capitale europea con meno sovvenzioni” devo analizzare altre fonti. Per ora non ho trovato approfondimenti a riguardo.
Da: zeugidi su 7 ottobre, 2008
alle 5:10 pm