Inserito da: zeugidi | 10 Dicembre, 2007

Immigrato, mi servi ma non ti voglio

Saggio di Katone

 

La ricca Europa è sotto la pressione demografica dei paesi poveri lungo la costa mediterranea che va dalla Spagna all’Italia e alla Grecia. La mancanza di una strategia comunitaria di fatto affida ai singoli stati l’iniziativa. I flussi migratori non si arrestano sulle coste, ma tendono a continuare verso Francia, Germania e Gran Bretagna.

I vari paesi di accoglienza si muovono tutti secondo il principio di legalità che bolla come clandestini chi non possiede i documenti in regola. Questa massa di persone priva di riconoscimento giuridico non ha diritti e come tale si pone al di fuori della legge. Per cercare sicurezza si affidano a persone che poi si rivelano sfruttatori: lo stato di illegalità in cui vivono facilita la criminalità organizzata nel reclutare contrabbandieri di merce contraffatta, spacciatori di droga e schiave da marciapiede. I regolari invece vengono accolti calorosamente perché rappresentano migliaia di braccia da lavoro per i cantieri e le officine che non riescono a trovare lavoratori.

Le risposte per arginare l’illegalità sono deboli e inefficaci. In Italia durante il governo Berlusconi è stata approvata la legge detta Bossi-Fini che pone un freno agli immigrati: gli irregolari vengono fermati, schedati e poi dichiarati espulsi, ma restano in Italia perché lo Stato non ha i mezzi per il rimpatrio. Quelli in attesa di rimpatrio, vengono inviati ai Centri di Permanenza Temporanei (CPT) in cui centinaia di clandestini (che si è riusciti ad acciuffare) vengono ammassati in edifici progettati per poche decine di persone. Inutile dire che in quei luoghi l’igiene non è la priorità. Le condizioni di permanenza sono così riservate che ai giornalisti è vietato documentare cosa accade all’interno. Uno solo è riuscito a farlo fingendosi clandestino e vivendoci per qualche mese. Dopo la pubblicazione della sua allucinante inchiesta è stato arrestato e messo sotto processo. Col governo Prodi molto si è discusso, ma poco si è fatto. L’emergenza clandestini rimane esclusa dalle discussioni politiche e televisive per poi riapparire in casi eccezionali quando si scopre che un violentatore o un ladro assassino era extracomunitario. A meno di chiudere le frontiere come in Giappone, il problema dell’emigrazione non può essere risolto. Forse perché il problema è un altro. Ma andiamo per ordine.

Le democrazie occidentali si distinguono dai regimi oppressivi per la tolleranza verso il diverso per pelle, religione, cultura, mentalità, partito. Nel corso dei secoli le componenti della società occidentale hanno trovato un equilibrio nel pluralismo all’interno della tradizione giudeo-cristiana. L’integrazione è stata la chiave di volta che reggeva l’architettura dei valori occidentali che si riducono a capitalismo e stato di diritto. Grande spinta è data dal consumismo che livella le differenze, ma anche le particolarità. L’appiattimento delle personalità è meno facile per gli stranieri che restano attaccati alle loro tradizioni (sbagliate rispetto alle nostre, giuste dal loro punto di vista). Chi gli dà il diritto di venire a casa nostra e di fare quello che gli pare? Il loro “poter non rispettare le regole” li rende odiosi e l’odio genera razzismo, cioè odio immotivato ad un popolo intero. Il razzismo si fomenta anche dicendo “ucciso da un romeno”, invece di dire “l’assassino era romeno”. La puntualizzazione non è da poco. Questo clima di insicurezza crea un’attesa di provvedimenti adeguati verso le istituzioni che guadagnano prestigio internazionale per l’accoglienza che offrono.

A giudicare dalle notizie diffuse, italiani sono rimasti solo speculatori, bancarottieri e mafiosi. Ma è mai possibile che la maggior parte dei criminali siano stranieri? Il popolo s’indigna a sentire che un romeno nottetempo ha svaligiato una villa ed ha ucciso moglie e marito. Certamente tra i tanti immigrati onesti e lavoratori, un certo numero saranno delinquenti. Inoltre dal 2007 la Romania è membro dell’UE e quindi i romeni non sono più extracomunitari: secondo il trattato di Schengen possono liberamente circolare all’interno dell’UE, al pari di capitali e merci. Germania, Francia e Gran Bretagna per impedire un aumento vertiginoso degli immigrati hanno applicato una moratoria di due anni per la Romania. L’Italia non ha deciso in tal senso poiché il mercato interno richiede migliaia di lavoratori a buon mercato. Tuttavia la loro immigrazione, come dichiarato da molti, è temporanea perché desiderano fare fortuna all’estero per sistemarsi in patria. La loro presenza è mal sopportata dalla popolazione perché, si dice, rubano il lavoro agli italiani che evidentemente quei lavori rubati non vogliono più fare, altrimenti ci sarebbero loro. Per non citare i polacchi che arricchiscono i baristi bevendo intere casse di birra; gli africani che guidano come gli pare; i marocchini che vogliono pure una moschea in cui pregare; le filippine che accudiscono i vecchi e fanno concorrenza agli ospizi; o i cinesi con i loro ristoranti e le loro aziende tessili che fanno chiudere le nostre. In un contesto in perenne crisi (ormai giornaliera) il risultato è di trasformare la novità di vedere facce di un altro colore in intolleranza e di dare una giustificazione ai mali presenti (che erano anche passati) riconducendoli ai nuovi arrivati.

A generare l’illegalità è la mancanza di un controllo alla fonte. E si capisce anche il perché: i flussi migratori non sono regolati da trattati internazionali. A guadagnarci non sono solo gli scafisti: per i paesi di partenza l’emigrazione è un’utile valvola di sfogo alla crescita demografica che riduce le tensioni sociali con la partenza di milioni di individui intraprendenti che, non trovando un’occupazione, genererebbero instabilità politica. Dall’altra parte ci sono i paesi d’arrivo: invecchiano rapidamente perché fanno pochi figli e la crescita economica è inferiore rispetto a quella di Cina, India e Brasile; perciò accolgono tanti individui fertili, attivi e in cerca di lavoro, visto che i giovani indigeni non si riproducono, sono sfiduciati e difficilmente trovano lavoro.

Gli irregolari lavorano in nero. Li si trova spesso in ditte edili a fare da manovali. Rischiando il rimpatrio e non avendo una qualifica, accettano salari bassi per i nostri standard legali pur di restare, ma sempre alti rispetto ai loro paesi d’origine. Così i datori di lavoro risparmiano sulla manodopera e a costi minori traggono ricavi maggiori. Inoltre possono essere assunti a frotte per realizzare un lavoro urgente ed essere licenziati quando diventano superflui. L’economia italiana, per una larga parte sommersa, si regge sullo sfruttamento di questi lavoratori che con frequenza preoccupante trovano la morte sul posto di lavoro assieme ai nostri connazionali per un semplice motivo: oggigiorno tra le spese evitabili sono incluse anche impalcature a norma di legge, elmetti guanti e calzature protettive. Inoltre, non essendo tutelati, se si ammalano non ricevono indennizzi. Ma dopo tutto non pagano neanche le tasse e quindi non esistono legalmente. Si tratta di un esercito di milioni di fantasmi che silenziosamente apportano ricchezza all’economia e sperano di trovarne un poco anche per loro. E come fantasmi spariscono da un giorno all’altro senza lasciare traccia tranne quando accidentalmente lasciano cadere il proprio cadavere da un’impalcatura.

Passiamo ora ai regolari. Prima di tutto devono avere un lavoro e una casa per avere un regolare permesso di soggiorno. Un paradosso se si pensa che vengono qui da noi proprio perché in patria non li trovano. Poi non devono creare problemi alla popolazione, se no via. In realtà nessuno viene rimpatriato anche se non risponde a nessuna di queste condizioni. Anzi il governo Berlusconi ne ha regolarizzati oltre 500.000, tutti lavoratori in nero. Quindi già lavoravano, ma nelle statistiche sono risultati come nuovi lavoratori e aggiunti al milioni di posti di lavoro promessi in campagna elettorale. E ora si capisce come fanno i conti i politici. Il governo Prodi è intransigente e non regolarizza. Non importa. Gli imprenditori richiedono manodopera e minacciano di chiudere e di trasferirsi all’estero. I soldi che gli stranieri guadagnano restano per la maggior parte qui: in parte viene spesa in cibo, vestiti, casa, benzina, divertimenti, ecc., e in parte va allo Stato sotto forma di contributi previdenziali (solo pochi riescono a risparmiare qualcosa da spedire ai familiari rimasti in patria tramite un giro d’affari notevole). I loro contributi sono una boccata d’ossigeno per la previdenza sociale. Non essendoci lavoratori a sufficienza, il sistema pensionistico viene integrato con i contributi dei lavoratori stranieri che quindi lavorando pagano le pensioni agli italiani. Inoltre gli stranieri fanno figli, una gioia per i genitori e una miniera per l’economia nazionale: da subito aumentano i consumi (vestitini, pappine, giocattoli, ecc.), poi crescendo questi bambini cambieranno frequentemente d’abito con lo sviluppo corporeo e si impiegheranno in qualche attività ludica (sport, musica, ecc.) in fine da grandi ci saranno nuovi lavoratori (di solito sottopagati perché troppo poveri per studiare). Questi fattori si traducono in crescita economica e ricchezza per l’Italia e speranze di benessere per gli immigrati. Il meccanismo funziona finché gli immigrati sono pochi, divisi e timorosi. Oggi rappresentano circa il 5% della popolazione. Facciamo un rapido calcolo: in base al censimento del 2001 gli Italiani residenti erano circa 57.000.000; il 5% 2.850.000. Questa è una stima per difetto, perché la maggior parte sono irregolari e quindi sfuggono alle statistiche. Per capirci una metropoli grande come il comune di Roma.

Pensiamo un attimo a quando la loro percentuale salirà al 10% della popolazione. Uno scenario del genere è possibile visto che il loro tasso di riproduzione supera di molto quello nostrano. Cosa accadrà? Saranno quasi 6.000.000, quanto la popolazione della Regione Campania. Questa massa non avrà diritto ad essere tutelata? Probabilmente si organizzeranno e chiederanno maggiori diritti. E non potremo opporci perché senza di loro il sistema si sfascerebbe.

Ad oggi le proposte sono poche e timide. Si ha paura di guardare la verità e ci si infischia delle sofferenze che genera il fenomeno agli immigrati e ai cittadini. In questa situazione chi si illuda di trarre maggior profitto non si sa. Ma chi ci rimette non può far altro che subire.


Lascia un commento

La tua risposta:

Categorie