di Katone
Nelle democrazie moderne sono i cittadini a scegliere i propri rappresentanti e il governo tramite libere elezioni. Una volta eletto, il governo deve avere in parlamento la fiducia di una larga maggioranza su cui appoggiarsi. La stabilità di governo è una condizione difficile da raggiungere, ma necessaria se si vuole un’amministrazione efficiente e un’economia sana.
In Italia nei primi 47 anni di repubblica si sono susseguiti ben 50 governi. In pratica ogni anno c’era un governo diverso e questa anomalia non è stata corretta. Anzi tale patologia è diventata cronica e ha generato conseguenze disastrose: corruzione, nepotismo, clientelismo, abusi, truffe, criminalità organizzata si sono diffusi nei partiti e nella burocrazia man mano che il sistema giudiziario perdeva efficacia. Ma l’effetto peggiore non è stato mai approfondito seriamente: il debito pubblico italiano.
Se si divide l’ammontare del debito pubblico per il numero dei cittadini si scopre che ogni italiano ha un debito inconsapevole di circa 20.000 euro. Anziani e neonati compresi. Ci si chiederà che cosa si è fatto con 1.500 miliardi di euro. Guardiamoci intorno. Scuole, ospedali, tribunali non ne hanno beneficiato. Lo stesso vale per strade, ferrovie e aeroporti. Il discusso ponte sullo Stretto di Messina non è mai stato iniziato. Le centrali nucleari sono state chiuse in seguito ad un referendum, ma le risorse per le energie rinnovabili sono andate a termovalorizzatori e a rigassificatori. Insomma tutti quei servizi e quei progetti cruciali per lo sviluppo del paese sono stati trascurati. Ma allora che fine hanno fatto tutti quei soldi?
A quanto pare la maggior parte ha preso strade diverse. Una strada era lo “scivolo politico”. Negli anni ’70-’80 ad ogni cambio di governo i dipendenti assunti dal governo precedente venivano sostituiti da quelli del nuovo governo (spoil-system o lottizzazione). Venivano forse licenziati? Ci mancherebbe. Venivano mandati in pensione. E numerosi erano i casi di persone che avevano 30-35 anni d’età, non di lavoro. Un’altra strada erano gli sprechi di risorse pubbliche come cantieri aperti, poi chiusi e poi riaperti per errori di progettazione, evidentemente sfuggiti ai distratti controllori. Oppure medicine gratis per chiunque in qualsiasi quantità, senza distinguere tra chi ne aveva bisogno e chi no.
Anche le spese per il mantenimento della democrazia hanno inciso molto: indennità parlamentari, pensioni parlamentari, viaggi gratis, sconti ed agevolazioni immobiliari sono tutte simboleggiate dalle autoblu, aumentate a dismisura al crescere delle “facilitazioni” autoconcesse ai nostri rappresentati. La strada preferenziale però rimaneva la “corruzione a mezzo mazzetta”. I partiti godevano di finanziamenti statali, ma non bastavano mai. E così tutto ebbe un prezzo: appalti, concorsi, concessioni, autorizzazioni venivano aggiudicati grazie a forti percentuali per chi aveva permesso l’affare. Il Parlamento tentò di affrontare i problemi emanando un profluvio di leggi e leggine che invece di risolverli, li alimentava. Così la certezza del diritto fu diluita in oltre 120.000 tra leggi e regolamenti, mentre in Francia, un paese per molti versi assai simile all’Italia, non arrivano a 17.000.
La situazione era giunta al limite. Primo segnale fu lo scandalo Tangentopoli, seguito poi dall’inchiesta Mani Pulite. Indagini e processi però hanno solo scoperchiato il calderone. La classe dirigente della prima repubblica è stata travolta dagli scandali finanziari, dalle tangenti e dai finanziamenti illeciti ai partiti. Ma i meccanismi di gestione del potere non sono cambiati. Tant’è che anche D’Alema ha lanciato l’allarme. La questione morale, guarda caso, si protrae dagli anni ’70, quando l’Italia, diventata una potenza mondiale, mal digeriva tutta quella ricchezza a causa di strutture giuridiche inadeguate e che da allora hanno fatto pochi progressi.
Ma esiste una ricetta per la stabilità? Se interventi strutturali sono costosi e rischiosi, un modo per garantire la governabilità è la legge elettorale. Due sono i sistemi in base ai quali si regolano le elezioni: il sistema maggioritario, dove vince chi supera il 50% dei voti; e il sistema proporzionale, dove i seggi sono assegnati in proporzione ai voti. Per assicurare maggiore stabilità si può assegnare anche un premio di maggioranza.
Il sistema maggioritario è tipico dei paesi di cultura anglosassone e presuppone una società che ricomponga le varie esigenze in due grandi aree politiche: per esempio il Partito Laburista e il Partito Conservatore in Gran Bretagna; il Partito Democratico e il Partito Repubblicano negli USA.
Il sistema proporzionale si riscontra negli stati dove le istanze sociali non riescono a confluire in aree omogenee. Il potere è diviso tra più partiti che formano alleanze elettorali per vincere le elezioni. Una conseguenza però è la frammentazione politica. Per questo una soglia di sbarramento indica la percentuale minima oltre la quale i partiti hanno diritto ad avere seggi in parlamento.
Dal 1946 al 1992 in Italia le elezioni si sono svolte con il sistema proporzionale puro, privo di soglie o premi. I partiti minori hanno goduto di ampi diritti, ma le maggioranze erano deboli e i governi instabili, smembrati da frequente spinte centrifughe.
Nel 1993 in seguito ad un referendum fu adottato un sistema misto che assegnava il 75% dei seggi col maggioritario e il restante 25% col proporzionale. L’insolita formula era frutto di un compromesso tra innovatori e tradizionalisti. Con l’obiettivo di giungere gradualmente a due schieramenti come nei paesi anglosassoni, i partiti furono costretti a raggrupparsi in due grandi coalizioni.
Il bipolarismo doveva essere la soluzione alla frammentazione politica. Invece i governi continuarono a cadere per l’uscita dalla maggioranza di singoli partiti. Da segnalare che una relativa stabilità la si era raggiunta: nel 2001-2006 il secondo governo Berlusconi è giunto a fine mandato, primo e unico caso nella storia italiana. Il bipolarismo però non garantiva la stabilità. L’errore fondamentale del sistema “all’italiana” era stato calare dall’alto schemi adatti a società anglosassoni senza agire con riforme profonde, in mancanza della quali il progetto era destinato al fallimento.
Alla fine l’esperimento si è concluso con la riforma del 2005. Il sistema misto è stato sostituito da un sistema proporzionale corretto con soglia di sbarramento. Per la prima volta i cittadini residenti all’estero possono esprimere il proprio voto. Ma la legge ha un difetto: per la Camera è previsto un premio di maggioranza nazionale, mentre per il Senato è assegnato regione per regione.
Alle elezioni del 2006 questo dualismo ha attribuito la Camera al centro-sinistra e il Senato al centro-destra. Distanziate solo dallo 0,6% di voti, le coalizioni avrebbero potuto formare un governo trasversale. D’altronde era già avvenuto: nel 1852 Cavour e Rattazzi si unirono nel “connubio”; nel 1944-1948 i governi transitori furono governi di unità nazionale, composti dagli esponenti dei maggiori partiti antifascisti. Un esempio recentissimo veniva dalla Germania, dove nelle elezioni del 2005 al pareggio tra SPD e CDU era seguita la “Grosse Koalition” guidato del cancelliere Angela Merkel.
La proposta di Berlusconi di un governo di larghe intese ha trovato contrari quasi tutti gli esponenti politici da Bertinotti a Bossi. Prodi ha preferito una vittoria di misura confidando nell’appoggio dei senatori a vita. Con soli due senatori in più, una maggioranza tanto contestata non poteva che logorarsi lentamente. Il colpo di grazia è giunto ancora una volta da un partito, dimostrando che in Italia i partiti contano più dei governi e che l’instabilità ormai è endemica.
La legge elettorale del 2005 va rivista. A dirlo sono molti esponenti di entrambi gli schieramenti. Uno su tutti: Calderoli, il suo ideatore, l’ha definita una «porcata». Purtroppo il governo era impegnato a puntellare una traballante maggioranza al Senato tramite il frequente ricorso al voto di fiducia, sintomo di debolezza. Inoltre in Italia è tradizione che fatta la riforma elettorale bisogna andare alle urne. Non a caso il governo Berlusconi ha varato il “porcellum” a fine mandato, pochi mesi prima delle elezioni.
Il motivo di tanta incertezza è dovuto allo strapotere dei partiti che traggono maggiori vantaggi con “governi ballerini” che, di fatto, ne sono ostaggio. Per giunta nelle schede non si possono più esprimere preferenze. La scusa è stata quella di impedire il voto di scambio, ossia che i cittadini, intimoriti, votassero secondo le indicazioni di personaggi potenti o mafiosi. In effetti le liste bloccate, composte da persone di fiducia, hanno legalizzato la partitocrazia e trasformato le elezioni in un plebiscito. Purtroppo le riforme si sono arenata sui privilegi della casta. La democrazia si è fatta più indiretta, elitaria, virtuale.
aggiungerei un paio di cose:
1-dai tempi di tangentopoli c’è stato un cambiamento importante: quelli che prima erano finanziamenti illegali ora sono stati normati diventando di fatto legittimi…
2-purtroppo la qualità della politica dipende soprattutto da quella dei politici, non della legge elettorale; io sono per il proporzionale puro, se ci sono 1000 parlamentari per me deve avere un seggio chiunque abbia lo 0,1% dei voti… renderebbe il paese ingovernabile? a quanto pare con il maggioritario la situazione è comunque tragica, quindi eviterei prese per il culo e lascerei almento ai cittadini il diritto di scavarsi la fossa scegliendo direttamente da chi farsi rappresentare, con l’importante sottigliezza che i voti abbiano tutti lo stesso valore
perché dire “tutti hanno diritto di votare” ma poi scegliere arbitrariamente il valore da dare ai voti è infingardo e antidemocratico
Da: lopippo su 3 Aprile, 2008
alle 6:43 pm
Attenzione. I finanziamenti illeciti sono tali perché non regolati dalla legge. Il fenomeno è emerso in tutta la sua gravità all’inizio degli anni ‘70. Per porre un argine il Parlamento varò la legge sui finanziamenti pubblici, ma non servì a niente. Anzi. I partiti videro aumentare le entrate: da una parte, le somme devolute dallo Stato e quindi lecite perché disciplinate da apposita legge; dall’altra, le risorse di dubbia provenienza e non dichiarate perché versate da stati stranieri o da associazioni criminali. Nel 1993 un referendum mise fine al finanziamento pubblico, ma poi dal 1997 è stato reintrodotto sotto il nome di rimborsi. A quanto pare i finanziamenti illeciti rimangono, ma non sono stati legalizzati.
Per quanto riguarda il problema della rappresentatività, è giusto dare a tutti uno spazio, anche minimo. A livello nazionale però i partiti sotto una certa percentuale dovrebbero trovare il modo di aggregarsi in formazioni maggiori che garantisca il rispetto delle loro esigenze. Negli USA i partiti maggiori sono due, ma al loro interno convivono differenti correnti e idee. Se non in Italia i politici non riescono, si deve per lo meno tentare tramite una legge ponderata ed equilibrata.
Da: Katone su 22 Aprile, 2008
alle 11:59 am
Errata corrige.
La legge sul rimborso elettorale è del 1999. Al 1997 risale la facoltà di devolvere il 4×1000 ai partiti, furbescamente anticipato dallo Stato.
Da: Katone su 22 Aprile, 2008
alle 12:01 pm
il sitema attuale invece cristallizza le posizioni; fortifica i forti ed annulla i deboli, in modo da potersi preservare
Da: lopippo su 23 Aprile, 2008
alle 4:21 pm
un esempio banale alla camera:
MOVIMENTO PER L’AUTONOMIA ALL.PER IL SUD
voti: 410.487
seggi:8
PER IL BENE COMUNE
voti: 119.420
seggi: -
ciò è accaduto perché il primo si è alleato ad uno dei “forti”, mentre il secondo è andato da solo
Da: lopippo su 23 Aprile, 2008
alle 4:28 pm