Inserito da: zeugidi | 23 Aprile, 2008

La zavorra del debito pubblico

Di Katone

Uno dei temi più controversi e sottaciuti riguarda il debito pubblico. Il debito pubblico è la somma dei debiti che lo Stato deve ai privati, siano essi cittadini possessori di Titoli di (debito di) Stato, siano essi potenti gruppi bancari sotto forma di prestiti internazionali e aiuti allo sviluppo.

Il debito pubblico italiano supera i 1600 miliardi di euro. Una cifra enorme. Naturalmente indebitarsi a tal punto richiede tempo. A cosa è servito? Tra breve cercheremo di capirlo. Ma prima bisogna considerare il fatto che la causa sono stati decenni di spese folli a cui i governi post-1989 non hanno saputo porre rimedio.

L’Italia è il terzo paese al mondo più indebitato al mondo, ma non è la terza economia mondiale. Questo comporta il problema della sostenibilità di un tale ammontare rispetto all’intera economia italiana. Per comprendere la sua grandezza si usa rapportarlo al PIL. Gli ultimi dati lo danno al 104% rispetto al PIL.

Facciamo un confronto. Negli USA, la prima economia al mondo, il rapporto debito/PIL è al 60% e si stanno preoccupando. Infatti un alto debito alla lunga rallenta la crescita economica. Si è calcolato che negli ultimi venti anni il PIL americano “perduto” è stato almeno del 20%. Gli stessi effetti, se non peggiori, li abbiamo da noi.

I nostri governanti, rispetto ai colleghi americani, non sembrano preoccupati. Il motivo è che il debito va separato in due momenti: il presente e il futuro. Nel presente un debito è un’entrata di denaro, quindi un arricchimento immediato. Nel futuro invece è un’uscita di denaro a causa degli interessi, quindi un impoverimento posticipato. Ma il futuro è un tempo lontano e non è detto chi si indebita oggi un giorno sarà lui a ripagarlo. Il meccanismo è questo: per ripagare le ingenti somme di denaro ottenute a prestito, di solito, uno stato impiega 20-30 anni. Naturalmente più soldi si devono, più tempo ci vorrà a restituirli. Il lasso di tempo necessario al pagamento coincide con una o più generazioni, confidando nella speranza che queste saranno più ricche di quelle precedenti grazie alle infrastrutture costruite da loro tramite il debito. Quindi il debito sarà ripagato da figli e nipoti, mentre a goderne saranno i padri o i nonni. Ma se invece di strade e ferrovie, i debiti se ne vanno in stipendi e progetti inutili, il risultato sarà l’impoverimento delle generazioni future. Questo è quello che sta succedendo in Italia dagli anni ’70.

Andando indietro nel tempo si scopre che il debito italiano inizia a salire a partire dal 1970 e cresce a ritmi sempre maggiori fino a toccare il 120% nel 1994, anno in cui la tendenza si inverte, ma solo leggermente, dopo l’intervento dell’UE.

L’aumento della spesa pubblica è servita a finanziare nuove istituzioni senza che quessti apportassero ricchezza al Paese. Tra i tanti sono da annoverare le Regioni, l’indiscriminato proliferare di uffici periferici, la sovrapposizione di competenze territoriali (stato/regioni, province/prefetture), la scala mobile non collegata alla produttività, la pensione statali calcolate tramite contributi figurativi (coperti da quelli versati dai privati), le USL per garantire la sanità gratuita universale, la gestione antieconomica delle società statali (IRI,SIP, SME, Poste, Ferrovie, Alitalia, Autostrade), il dilatarsi oltre ogni limite della durata dei processi giudiziari.

Cosa comporta concretamente? Ogni anno 75 miliardi vengono spesi per pagare il servizio del debito, cioè gli interessi. Il Sistema Sanitario Nazionale, da solo, costa 100 miliardi l’anno. Se il 4,5 % del PIL se ne va così, si capisce l’origine dei “buchi” e delle “risorse insufficienti”. Per questo la pressione fiscale ha raggiunto il 43% del reddito. Se però si sommano le tasse locali si tocca il 55% effettivo, come nei paesi scandinavi. Con la differenza che lì le tasse vengono spese saggiamente per ospedali, scuole e sicurezza perché c’è meno corruzione, meno evasione e hanno meno debito pubblico.

La ricetta per diminuire seriamente il debito pubblico sono più tasse. Un modo intelligente sarebbe diminuire gradualmente il debito, riservando una parte dei fondi per le infrastrutture e il mercato del lavoro in modo di ottenere contemporaneamente una crescita economica e sostenuta che ridurrebbe il rapporto debito/Pil.

L’Italia ha molti problemi, ma quello che li genera tutti non viene mai citato. Stupisce che un argomento tanto importante sia stato appena sfiorato dai programmi elettorali. Forse è un segnale della scarsa comprensione dell’argomento e di come sia sottovalutato. Soprattutto con dichiarazioni tese a diminuire la pressione fiscale senza diminuire parallelamente il debito pubblico.

Se le colpe dei padri ricadono sui figli, il debito pubblico ne è l’esempio più lampante.


Risposte

  1. guarda che gli interessi sul debito pubblico(che è la maggiore spesa) vengono si pagati dai cittadini italiani,ma nei confronti dei cittadini italiani possessori di titoli di stato.Quindi se da una parte tra 30 anni gli italiani pagheranno tramite tasse tali interessi,tra 30 anni tali interessi verranno riscossi dagli italiani,o no?

    • Il debito pubblico rappresenta il debito che lo stato italiano ha nei confronti degli istituti di credito sia nazionali che internazionali. E’ un meccanismo semplice ma allo stesso tempo micidiale. Se allo stato serve materiale bellico da investire in una guerra prossima e non ha i soldi per farlo, chiede un prestito (spesso ingente) alle banche, le quali pretendono, in seguito, degli interessi. Lo stato diventa quindi indebitato. Per pagare gli interessi, lo Stato richiede, poi, altri prestiti ad altre o alle stesse banche per rifinanziare il vecchio prestito. Il nuovo prestito però crea come conseguenza un nuovo interesse, profitto che le banche incamerano con il passare del tempo. E’ un continuo rifinanziamento del debito, che comunque non scompare, anzi pesa come un macigno nella bilancia commerciale. L’unico modo che lo stato ha di liberarsi dal giogo delle banche è quello di fallire, o che fallisscano le banche. Entrami gli scenari mi sembrano da finimondo più che possibili o probabili. Certo è che interessi sempre più alti possono generare una crisi finanziaria simile a quella che stiamo osservando di questi tempi, con debitori che non hanno il denaro materiale per risarcire i prestiti e beni immobili il cui valore economico viene appositamente gonfiato per garantire la creazione dei contratti di prestiti con le banche.

      Non è del tutto vero che gli interessi sul debito pubblico vengono riscossi dai cittadini italiani possessosri di titoli di stato. Gli interessi vengono riscossi solo ed esclusivamente dalla banche. Il debito viene defintio “pubblico” perchè è un debito di tutti i cittadini italiani e non soltanto dei cittatdini italiani possessori di titoli di stato. Paghiamo tutti, tramite le tasse, e non sono certo io, cittadino italiano possessore di azioni statali, a mangiare con gli interessi derivanti dal debito pubblico!


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