L’eredità di Bush jr. (Di katone)
Elezioni storiche negli USA. Per la prima volta è stato eletto un presidente non bianco: Barack Obama. Il senatore democratico di Chicago ha battuto pesantemente l’avversario repubblicano, il senatore John McCain, ex-prigioniero di guerra. Notevoli le differenze tra i due: il primo, 47 anni, mulatto, infanzia povera, studia con i sacrifici della nonna bianca e si riscatta diventando un avvocato di successo; il secondo 73 anni, di sangue celtico, appartiene ad una ricca famiglia e negli anni ’80 viene imputato per il fallimento di una società. Obama vince perché rappresenta la novità e promette mari e monti. McCain perde perché sbaglia a scegliere come vice Sarah Palin, personaggio molto più dinamico che lo mette quasi in ombra, e perché si dichiara pronto ai cambiamenti, anche se ha sempre appoggiato l’operato dell’amministrazione uscente.
A determinare il voto è stata la disastrosa gestione di George W. Bush che in 8 anni è riuscito a sfasciare un paese che, dopo la fine della guerra fredda, sembrava destinato a reggere il mondo senza discussioni. Nel doppio mandato presidenziale Bush jr. ha inanellato una serie di insuccessi dietro l’altro. Appena eletto, nel 2001, taglia i fondi per il controspionaggio e dopo qualche mese le Torri Gemelle subiscono un attentato in cui perdono la vita 3000 persone; nel 2002 ordina l’invasione dell’Afghanistan, affermando che il regime talebano collabora con i terroristi islamici; nel 2003 sostiene che Saddam Hussein possiede armi di distruzione di massa e ordina l’invasione dell’Iraq. I primi sei anni di guerra al terrore sono costati oltre 1000 miliardi di dollari. I militari americani morti sono circa 4000, le vittime locali almeno 400.000.
Per quanto riguarda l’economia, il presidente Bush jr. ha autorizzato pesanti tagli di bilancio che hanno influito negativamente su scuola, lavoro, salute, ambiente, sicurezza. Per rimettere in moto la crescita, sono state tagliate le tasse, favorendo però i ceti ricchi, e alle fasce disagiate sono stati concessi mutui facili che si sono rivelati una truffa colossale. Il taglio dei fondi ha impedito anche di soccorrere efficacemente gli abitanti di New Orleans, devastata dall’uragano Catherina. La crescita abnorme dei derivati finanziari e la bolla edilizia ha portato prima alla crisi dei sub-prime, poi alla crisi finanziaria, ora alla crisi borsistica e a breve alla recessione. Inutile ricordare che una crisi negli USA prelude ad una crisi mondiale.
Il risultato, sul piano interno, è una crisi economica frutto del drenaggio di ricchezza dai poveri, che sono aumentati, verso i ricchi, che si sono ulteriormente arricchiti. La tensione sociale che ne segue porta la maggior parte degli statunitensi ad essere insoddisfatti e timorosi verso il futuro. Da qui la spinta verso il cambiamento. Anche perché con il tempo, quella guerra che era apparsa giusta, si è poi rivelata una strage senza fine. La guerra preventiva è paragonabile ad un gigante che, pizzicato da una zanzara, decide di distruggere qualsiasi cosa abbia le ali. La caccia ad un nemico sfuggevole ricorda tristemente la guerra perenne del Grande Fratello di Orwell.
Sul piano internazionale i goffi tentativi di rispondere alla cieca ad un attacco, che addirittura era stato previsto dai servizi segreti, hanno portato ad un raffreddamento dei rapporti con le altre potenze del mondo. Gli alleati hanno prontamente inviato truppe quando richiesto, ma l’illusione di una guerra-lampo si è dissolta quando le soluzioni politiche ai conflitti non hanno potuto evitare i continui attacchi suicidi alle postazioni militari. Quella che doveva essere una liberazione, in realtà è un’occupazione straniera con tutte le inevitabili tragedie e corruzioni. Le immagini di militari morti e decapitati, ha aperto gli occhi agli americani che si sono sentiti raggirati quando hanno scoperto che non erano i benvenuti, visto che nessuno li aveva chiamati. Soprattutto quando scopri che tuo figlio è andato a morire in una terra lontana inutilmente.
Così tra un debito pubblico astronomico, un prestigio indebolito, un’egemonia economica insidiata da Cina e India, per il neo-presidente si prospettano anni per niente felici. Se sarà capace di far fronte a tutti questi problemi, dimostrerà che gli americani hanno scelto davvero l’uomo del cambiamento. Altrimenti si preannuncia un periodo di instabilità che potrebbe far allargare il fronte bellico.
Auguri presidente Obama. Il mondo si aspetta molto da Lei.
L’articolo fotografa sinteticamente la reale situazione americana e il disastro delle bolle immobiliari create proprio da quelle persone che hanno voluto un capitalismo sempre più selvaggio… così selvaggio che è sfuggito anche dal loro stesso controllo. Ora il risultato è catastrofico. La politica di Obama dovrà per logica essere l’opposto di quella di Bush: maggiore attenzione dovrà essere riservata alle politiche sociali, maggiormente colpite dallo sciacallaggio degli anni passati, così come a quelle energetiche, che dovranno essere razionalizzate.
Da: zeugidi su 8 novembre, 2008
alle 12:16 am
[...] da Katone, giovane studente di economia e commercio a Roma, Tratto e rielaborato da: Il gigante malatoIl Corriere di [...]
Da: ATTACCO A COLPI DI SCARPE CONTRO GEORGE W.BUSH A BAGHDAD. « Eccomiqua’s Blog su 25 marzo, 2009
alle 9:41 am