Inserito da: zeugidi | 14 Giugno, 2009

Referendum elettorale 2009

di Katone

Il 21 giugno gli Italiani sono chiamati ad esprimersi su tre quesiti referendari. I primi due chiedono di abrogare per la Camera e per il Senato l’attribuzione del premio di maggioranza anche alle coalizioni e di assegnarlo unicamente alla singola lista vincitrice. Oggi la legge garantisce il 55% dei seggi parlamentari alla lista o alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa dei voti. Lo scopo è diminuire la frammentazione politica spingendo i partiti ad aggregarsi verso un sistema tendenzialmente bipartitico. La maggioranza parlamentare ne uscirebbe più coesa e più efficiente. Le liste minori avrebbero diritto di rappresentanza solo superando la soglia di sbarramento del 4% alla Camera e dell’8% al Senato: così entrerebbero in Parlamento soltanto minoranze con un adeguato sostegno popolare e una certa diffusione nazionale.

Il terzo quesito chiede l’abrogazione delle candidature multiple. Oggi ogni candidato può presentarsi

contemporaneamente in più circoscrizioni elettorali senza limite di numero, anche tutte. Una volta eletto, però, può scegliere solo uno dei seggi ottenuti. Gli altri vengono attribuiti al primo dei non eletti (il secondo candidato nella lista vincitrice). Questo meccanismo permette al “plurieletto” di decidere chi mandare in Parlamento optando per un seggio piuttosto che per un altro. Alle ultime elezioni sono stati nominati un terzo dei parlamentari in questo modo. Si tratta di una cooptazione di fatto, una scelta dall’alto che non rispetta la volontà popolare e che genera fenomeni di sudditanza verso il plurieletto.

Si può discutere sull’opportunità dei quesiti proposti, ma non sulla necessità di cambiare l’attuale legge elettorale. Il referendum, se approvato, modificherebbe solo alcuni aspetti tralasciandone altri non meno importanti. Una lista potrebbe vincere strappando la maggioranza relativa con un solo voto in più rispetto alla seconda lista (esempio: 20% dei voti contro il 19,99%), ma otterrebbe la maggioranza assoluta in Parlamento (55% dei seggi). In un sistema in cui “chi arriva primo prende tutto” le liste potrebbero aumentare anziché diminuire come già successo durante gli anni ’90, quando l’approvazione di due referendum analoghi, proposti sempre da Mario Segni e da Giovanni Guzzetta, portò alla legge elettorale del 1993 (legge Mattarella) che non risolse il problema della frammentazione politica.

Tra gli aspetti non affrontati c’è il problema della lista bloccata che non consente agli elettori di esprimere preferenze. Voluta per impedire il voto di scambio («votami e ti trovo un lavoro» o, peggio, «vota Tizio perché è in affari col capomafia»), la lista bloccata conferisce ai partiti un potere enorme che permette di piazzare in Parlamento persone di fiducia senza chiedere agli elettori se sono graditi o meritevoli. Alle elezioni i cittadini possono scegliere solo tra le liste, ognuna delle quali presenta un elenco di persone immodificabile e predeterminato dalle segreterie di partito. Per trovare una situazione simile bisogna risalire alla legge Acerbo del 1923 che attribuiva il 65% dei seggi parlamentari alla lista che superava il 25% dei voti. Alle elezioni del 1924 i partiti presentarono liste bloccate e la vittoria andò la Partito Nazionale Fascista.

Il referendum sarà valido se verrà superato il quorum del 50% + 1 degli elettori. Dato che nello stesso giorno si voterà anche per il ballottaggio delle amministrative, è probabile che il quorum venga raggiunto. In caso di approvazione il Parlamento dovrà rivedere la legge elettorale secondo le indicazioni del referendum, ma durante il dibattito parlamentare sono possibili ulteriori modifiche oltre a quelle del referendum. Come dichiarato da alcuni esponenti dell’opposizione, il referendum è uno strumento per modificare la legge attuale. Ma nulla garantisce che alla fine si avrà una legge migliore.


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