di Katone
Secondo l’ISTAT il tasso di disoccupazione in Italia è all’8,5%, pari a 2 milioni di disoccupati. Meno della media UE del 10%. Ma bisogna considerare che i criteri di calcolo presentano alcuni punti opinabili.
Tra i disoccupati non rientrano i lavoratori scoraggiati, gli studenti e i cassaintegrati. I lavoratori scoraggiati sono quelli che hanno smesso di cercare lavoro. Poiché non cercano attivamente un’occupazione, sono usciti dal mercato del lavoro volontariamente. Naturalmente se lavorano in nero non vengono rilevati dalle statistiche ufficiali.
Gli studenti non percepiscono un reddito da lavoro, eccetto chi svolge lavori saltuari o in nero che sfuggono alle statistiche. La maggior parte di loro studia con la speranza di trovare un buon posto di lavoro dopo una laurea e una specializzazione a 30 anni di età o più. La riforma universitaria ha aperto a migliaia di diplomati le porte dell’università per dar loro una possibilità. Ma la sensazione è che si sia anche voluto ridurre la disoccupazione giovanile “parcheggiando” nelle università migliaia di potenziali disoccupati. Secondo le statistiche i disoccupati tra i 15 e i 24 anni sono il 28,2% del totale, ben il 7,6% in più rispetto alla media UE del 20,5%. Sarebbero dati allarmanti, ma fin quando ci saranno genitori in grado di mantenere a casa i “bamboccioni” il problema non si pone.
I cassaintegrati invece sono ancora lavoratori perché non sono stati licenziati, ma percepiscono un’indennità per restare a casa che però è minore rispetto al salario percepito. La Banca d’Italia ha calcolato che in Italia le “persone non impiegate” sono il 10,2% sommando i disoccupati, gli scoraggiati e i cassaintegrati. Il ministro del lavoro Sacconi ha duramente criticato questa statistica definendola “non scientifica”. Intanto il governo ha esteso la durata della cassa integrazione e ampliato il numero di lavoratori che ne possono beneficiare. Inoltre offre la possibilità di incassare tutta l’indennità per avviare una attività in proprio. Infatti alla scadenza della cassa integrazione i lavoratori non hanno alcuna garanzia di ritrovare il loro posto di lavoro e potrebbero essere licenziati, diventando ufficialmente disoccupati.
Da un punto di vista economico il tasso di disoccupazione ha una importanza relativa rispetto all’efficienza del mercato del lavoro. Paradossalmente un elevato tasso di disoccupazione non sarebbe grave se la maggior parte dei disoccupati trovasse lavoro in poco tempo. Purtroppo non è il caso dell’Italia, dove rigidità contrattuali e vincoli legislativi rendono difficoltoso l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro e la ricerca di una nuova occupazione per chi è disoccupato.
La proposta di modificare l’articolo 18 che impedisce il licenziamento senza giusta causa viene caldeggiata dai suoi sostenitori come un modo per modernizzare il mercato del lavoro. Peccato che non siano previsti altrettanti ammortizzatori sociali per traghettare i licenziati verso una nuova occupazione. Agire sul lato dei licenziamenti favorisce i datori di lavoro, incoraggiati ad assumere lavoratori stranieri o a trasferire le attività all’estero, e indebolisce i lavoratori che si trovano costretti ad accettare condizioni peggiori per lavorare.
Questa è una tendenza storica. L’introduzione della mobilità, dei contratti di collaborazione e a progetto ma sono stati più un palliativo che un rimedio. Di fatto hanno inciso minimamente sulla disoccupazione creando però una categoria di 1,5 milioni di lavoratori sottopagati e sottotutelati. Il lavoro ormai sta diventando una merce rara e il prezzo per ottenerlo è la rinuncia ai propri diritti.
Per molti che hanno perso lavoro e hanno oltre 40 anni l’unica prospettiva è mettersi in proprio e aprire una partita IVA. Le liste per aprire un negozio sono lunghe e con la costruzione di decine di centri commerciali gli spazi non mancano. Il settore del commercio, dei servizi e del turismo è l’unico che può assorbire migliaia di disoccupati. I corsi di imprenditoria e i finanziamenti sembrano indicare in che modo lo stato combatte la disoccupazione: se il lavoro non si trova, bisogna crearselo.
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